IL CAOS

 

illusioni, desideri e riflessioni per un'estetica

 

 

 

Vi sono istanti nei quali tutto si ferma, tutto diviene immobile, si sceglie un punto e si gravita su di esso.

E’ proprio in quel frammento congelato e congelante, in quel punto minuscolo dell’essere che si manifestano le domande; domande alle quali si vorrebbe trovare risposta, domande che ci si vorrebbe porre da sempre, domande luminose ed inquietanti. 

Domande che in fondo rimangono proprie, chiuse in una sfera d’intima solitudine.

Ma mentre si gravita sul punto prescelto bisogna evolversi per sopravvivere, il rapporto con le proprie domande diviene claustrofobia ed allora s’inizia a lavorare alle risposte, vere, presunte tali, illusorie, sognanti, intime, condivisibili.

 

 

 

 

 

 

 

 

Per abbandonare il mio punto ho avuto bisogno non di risposte ma di una grande ed unica risposta, un ampio respiro costituito dai più fragili sospiri.

La mia risposta è stata : Caos.

 

Questa idea, questa parola, questa sensazione ha spalancato le mie immaginazioni, ha illuminato ogni stanza del mio spirito. 

 

Il Caos come chiave per accedere ad uno stato di coscienza alterato, gravido di potenzialità creative, disorientare la mente, rompere gli schemi e le coordinate mentali irrigidite, spezzare i punti d’ancoraggio.

 

 

Il mio pensiero è sonoro e con il suono posso creare caos, contribuire al caos.

Il suono per me è un elemento puro, che permette di giungere ad una comunicazione di livello sensoriale, dove una volta negata  la comprensione, asettica e superficiale, l’ascoltatore può esplorare i propri paradigmi d’interpretazione. Concedersi al caos, concedersi al suono, significa anche  scoprire la propria fragilità, prendere contatto con la propria intimità. 

L’atto sonoro, il momento dell’esecuzione, deve essere per chi ne prende parte (interpreti o pubblico) un rituale, dove confluiscono tutte le loro energie, bisogna spingersi ai limiti ed utilizzare il massimo del proprio potenziale. 

 

L’affidarmi ad un ideale di caos mi permette di creare istanti che il mio spirito percepisce capaci di creare energie; stati emotivi condivisibili che possano, una volta abbandonatosi ad essi, influenzare in un certo qual modo l’esperienza di vita, vita intesa sia come spirituale che materiale.

Spesso si manifesta in me la sensazione che anima e corpo siano sempre più simili ad un abito con gli spilli infilati, spilli predisposti precisamente in punti nevralgici, spilli  quasi invisibili che guidano le nostre possibilità di movimento, azione e pensiero.

L’illusione, che lascio libera di essere rinnegata e confutata dal futuro me stesso, è quella ricercare attraverso il coas la possibilità di annientare ognuno di questi spilli, e perchè no, di togliere anche l’abito stesso.

Creare confusioni complesse e percepirle interiormente, senza cercare di estinguerle, al contrario, ricrearle anche esternamente, può permetterci di effettuare il cambiamento.

 

Nel caos sono presenti in potenza tutte le risorse di cui abbiamo bisogno, architettate secondo un ordine invisibile ma estremamente preciso, il coas non è per me il casuale. 

Questo stato energetico attrae tutta la mia ammirazione ed il suono è per me la chiave per entrare in esso, scoprirlo e viverlo

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