COLLABORAZIONI

Deux interprètes:

Gabriele Marangoni, Accordéon et création musicale,

Elisabeth Rossé, textes et voix

45 mn de spectacle

 

Cappuccetto infrarosso

Markus Zohner Arts Company, Lugano

Uno spettacolo teatrale e musicale, radiofonico e assurdo, con due cantanti liriche, con un pittore brutale, con attori stellari, con una violoncellista vagante e con un compositore fuori di testa, con parole toccanti e con un lupo che è un po’ troppo sensibile.
Voci meravigliose, note che nascono sotto un arco, poesia che sprigiona colori, e colori che si tingono di parole.

 

CON: PATRIZIA BARBUIANI, ALESSANDRO MARCHETTI, LUCA MASSAROLIROBERTA NICOLÒ, LUISELLA SALA, NANDO SNOZZIMARKUS ZOHNERDAVID MATTHÄUS ZURBUCHEN
SOPRANI: FEDERICA NAPOLETANIAYUMI TOGO
VIOLONCELLO: LUCIA D’ANNA
FISARMONICA: GABRIELE MARANGONI
COMPOSIZIONE: GABRIELE MARANGONI
CONCETTO, SCENOGRAFIA E REGIA: MARKUS ZOHNER
CON TESTI DI: PATRIZIA BARBUIANI, JAKOB E WILHELM GRIMM, GABRIELE MARANGONIROBERTA NICOLÒNANDO SNOZZIMARKUS ZOHNER

Uno spettacolo come non l’abbiamo mai fatto. Uno spettacolo come non esisterà mai più.
La drammaturgia ci ha lasciati, è volata via, si è alzata ad altri livelli: dove è la drammaturgia nella vita di ognuno di noi? Sì, la fine la sappiamo già. Mai sarà lieta. E per il resto? Una commedia infinita, con inizi, con fini, con lacrime e con risate, con tradimenti, uccisioni, seduzioni, sorrisi, brutalità, con intenzioni consce, subconsce e inconsce. 

CAPPUCCETTO INFRAROSSO

Le favole non esistono. Il modo migliore per farti obbedire è farti credere in una storia.
Per farti credere in una storia, il trucco più semplice e banale è quello di metterti paura.
Quando hai paura, tutti ti hanno in mano.
La paura è il contrario della libertà. Paura della malattia. Paura del buio. Paura della morte. Paura di chi ti potrebbe voler fare del male.
Mandare una bambina da sola in un bosco buio è grave. Mangiare una bambina indifesa è altrettanto grave. Ma far diventare tutto il mondo un unico bosco buio pieno di lupi è ancora molto più grave.
Paura. Del. Lupo.

CAPPUCCETTO INFRAROSSO

Storie, media, religioni, politica, partiti, economia. Tutti a raccontarci storie, per vaccinarci con i loro contenuti, per infonderci le loro teorie e, soprattutto, per farci credere nel loro significato che danno a tutto: la vita secondo il vangelo dell’economia, la realtà secondo il vangelo dei media, la morte secondo il vangelo di Luca. Tutti a farci credere le loro storie, le loro drammaturgie. Per riuscirci si usa il trucco più semplice e banale: metterci paura.
Paura. Del. Lupo.

LA REGIONE, 21.03.2016

Un ricco e coraggioso “Cappuccetto infrarosso”
di Giovanni Medolago

“La drammaturgia ci ha lasciati, è volata via, si è alzata ad altri livelli: dove è la drammaturgia nella vita di ognuno di noi?”, dice e si chiede Markus Zohner, il quale ha prodotto “Cappuccetto Infrarosso” con la sua Arts Company luganese. In effetti quello proposto nel weekend scorso allo studio Foce, nell’ambito della Rassegna Home, è uno spettacolo in piena libertà, composito, ricco (una dozzina gli interpreti) e anche coraggioso. 

Perché non era facile mixare la fiaba di Charles Perrault (“Le petit Chaperon rouge”, 1697) in coabitazione coi Fratelli Grimm (“Rotkäppchen”, 1857), con la cronaca anche recentissima – si citano le votazioni del 28 febbraio dello scorso anno.

Ci vuole un certo fegato anche per mettere alla gogna la mamma di Cappuccetto, degna d’essere accusata di abbandono di minore per aver mandato la figliola nel bosco buio senza uno straccio d’avvertimento sui pericoli che la visita alla nonna comporta. C’era un suo diabolico piano per liquidare in un sol colpo, non ci fosse stato quel ficcanaso d’un cacciatore!, mamma e figlia?

Agli attori e ai musicisti sulla scena si affiancano un lettore sistemato in platea, che si esprime in tedesco e in italiano e un anchorman che apre i suoi “TG” aggiornando gli spettatori circa l’universo nel quale si trovano catapultati (“Siamo in uno spazio senza tempo”).

Dallo speaker apprendiamo notizie curiose, vuoi inquietanti: la Smith&Wesson ha raddoppiato i propri ricavi dopo la strage di San Bernardino (California), compiuta da un killer/testimonial impugnando un’arma S&W uscita dalla loro fabbrica nel Connecticut; solo nel 2014 le vittime del terrorismo sono state 34mila, vale a dire dieci 11 settembre messi insieme.

Più vicino a noi, c’è stato chi ha scritto che la strage del novembre scorso a Parigi si deve alla dissolutezza che caratterizza la vita in Occidente: fin quando rigavamo dritti seguendo alla lettera – o quasi – il Vangelo, i musulmani ci rispettavano e solo quando la nostra fede ha ceduto il passo ai piaceri terreni siamo diventati un bersaglio! Rivelazioni che vengono accompagnate sia dai gorgheggi futuristici delle brave soprano (Federica Napoletani e Ayumi Togo) sia dalle note in piena libertà del fisarmonicista Gabriele Marangoni.

La scenografia è minimalista (una ventina di neon verticali a interrompere il nero importante), fatto salvo il gazebo dentro il quale Nando Snozzi disegna una serie di lupi. E sarà proprio il buon Nando a chiudere lo spettacolo irrompendo sulla scena con un tremendo urlo. Liberatorio?

Il processo per l'ombra dell'asino

V XX ZWEETZ , Lugano in scena stagione 2017

di Friedrich Dürrenmatt

Première:
12 - 14 gennaio 2017
Teatro Foce, LuganoInScena.

Regia: Alan Alpenfelt
Produzione: V XX ZWEETZ
Coproduzione: LuganoinScena
Sound design: Enrico Mangione 
Con: Adalgisa Vavassori, Ulisse Romanò, Massimiliano Zampetti, Roberto Albin, Nello Provenzano.
Musiche: Gabriele Marangoni
con le voci di Diego Gaffuri, Claudio Moneta, Antonio Ballerio, Igor Horvat, Markus Zohner
dramaturg Simona Gonella
aiuto regia Adele Raes

Sostenuto da: ProHelvetia, Charlotte Kerr Dürrenmatt Stiftung, Ernst Göhner Stiftung, Fondazione Svizzera per la Radio e la Cultura, Repubblica e Cantone Ticino - Fondi Swisslos.
In collaborazione con: Teatro d’Emergenza e Radio Gwendalyn 

Breve sinossi
Grazie a tecniche sonore binaurali, ad attori sia interpreti che rumoristi, al sound designer e ad un asino-musicista, Alan Alpenfelt e il suo team rivisitano il testo apocalittico dell’autore svizzero portando in scena uno spettacolo accattivante, psichedelico e stimolante. 

Dürrenmatt ri-racconta in chiave tragicomica la storia del vero processo ad un’ombra di un asino avvenuto nella antica - e ormai distrutta - città greca di Abdera. La scintilla che infiamma l’inarrestabile sfortunata sequenza di eventi parte quando un dentista, Strutione, affitta un asino per un intervento urgente fuori città ma che il caldo folgorante della pianura lo obbliga a sedersi all’ombra dell’asino. Si scatena così una discussione tra lui e l’asinaio Antrace che lo accusa di aver pagato l’asino ma non la sua ombra: il conflitto degrada in una lotta per gli ideali supremi coinvolgendo tutta la popolazione, le istituzioni politiche e religiose e concludendosi in un finale apocalittico.

Il Processo per l’Ombra dell’asino è una severa critica della smisurata avidità dell’uomo e la sua abilità di sfruttare qualunque elemento (anche il più insignificante o addirittura inesistente) per accrescere la sua sete di potere e aumentare il suo arricchimento personale. 
Racconta come i potenti sistemi si alimentano attraverso la manipolazione di notizie e pettegolezzi per distorcere a loro favore il consenso di chi li vota o li desidera al potere. Racconta un sistema che sfrutta i più deboli per arricchirsi e poi incolpare lo sfruttato stesso quando gli eventi sfuggono di mano e causano danni irreparabili.

Il nostro mondo e le nostre scelte sono sempre più omologati e manipolati. Vorremmo che ce ne rendessimo conto. E crediamo che questo testo possa aiutarci... 

Yue Madeleine Yue

Volks Theater, Vienna

by Jeton Neziraj
directed by: Blerta Neziraj

Sound and music composer: Gabriele Marangoni 


Actors: Anisa Ismaili, Adrian Morina, Kujtim Pacak, Bajram Kinolli, 
Fitore Broqi, Fisnik Sykaj 
Musicians: Gabriele Marangoni, Susanna Tognella 
Stage and light design: Nico de Rooij 
Choreography: Gjergj Prevazi 
Costume designer: Dorothy Barnes 
Produced by: Qendra Multimedia, Prishtina

 

 

»The performance is full of humor that runs between childish exuberance and bitter satire and yet, to its great credit, sympathy and poetry are never left on the wayside«

(Dorian Waller, Der Standard, Austria)
 

“The play is by Jeton Neziraj. The text formally reminds of Brecht: strong positings and reductions, but also a politically accusing tone. In contrast, in an anti-Brechtian manner, the production by Blerta Rrustemi Neziraj relies on the audience’s sympathy with the small girl, violin and accordion accompany the evening atmospherically. Six boxes on wheels keep on producing new spatial constellations”.

(Torben Ibs, Theater Heute, Germany)

Giorni felici, Happy Days

nel cinquantesimo della creazione 1961-2011

Winnie PATRIZIA BARBUIANI

Willie GABRIELE MARANGONI

Composizione ed esecuzione dal vivo GABRIELE MARANGONI

Ideazione scenografica PATRIZIA BARBUIANI

Realizzazione costume scenografico LAURA PENNISI e PATRIZIA BARBUIANI

Struttura portante LAURA PENNISI e ALEX DORICI

Fotografia e video FIZZO Photo Book Film

 

WINNIE UN MATRIMONIO UNA VITA UN SOLILOQUIO INTERRATO

teatro assurdo fra ironia giocosità malinconia ricordi e voglia di vivere

Nel cinquantesimo della creazione della pièce Giorni Felici (1961-2011), un attualissimo e potente quadro sull’esistenza umana e la sua alienazione in un rimando di comicità, tenerezza, nostalgia, esasperazione e gioia di vivere.

„Distesa d‘erba inaridita. Interrata fino alla vita al centro del monticello, Winnie.“

Queste le note di regia dell‘autore irlandese. La stesura di Happy Days coincide nella vita di Beckett con il suo matrimonio, avvenuto a 55 anni, con Suzanne Deschevaux Dusmenil, dopo una convivenza ventennale.

E proprio da questo fatto prende spunto la messa in scena di TEATROX.

Bloccata in una gabbia-vestito da sposa monumentale, Winnie, la protagonista, occupa le sue giornate con azioni ripetitive, vaneggiamenti, ricordi, frasi lapidarie sul marito Willie. Impossibilitata a muoversi, radicata nel suo quotidiano, non perde la speranza e cerca il contatto verso il cielo. Quando le illusioni di una intera vita a due cadono, quando il matrimonio va in frantumi, quando i sogni si rivelano incubi, la tenacia di una donna si avvinghia a ciò che resta per evitare il baratro e continuare malgrado tutto a vivere, a vivere felice!

…per Winnie attraverso questa clownerie il deserto del tempo si trasforma in un „giorno felice“ Samuel Beckett

Rescale

Mood Machine, Parigi

Des ombres – Un texte – Une traversée – Du sel – Du son – Des plis – Une mer – 

Des poèmes – Des oiseaux – QUELQUES INDICES – Des pirates - Une histoire -

Une voix- Un horizon – De la musique improvisée – Peut-être bientôt une ville -

Une quête -Du chant – Du bleu – Un accordéon – De l’espoir – De la parole -

Des péripéties -Des marais – Des replis – Un spectacle.

Gabriele Marangoni : composition and accordeon

Elisabeth Rossè : text et voix

Prima assoluta il 5-6-7 dicembre 2014 allo Studio Foce di Lugano, in tournee da autunno 2015

Con: Andrea Baldassarri, Camilla Delpero, Gabriele Marangoni, Francesca Sproccati, Markus Zohner, David Matthäus Zurbuchen

 

Musiche: Gabriele Marangoni

Testo e regia: Markus Zohner
Con testi di Marcel Proust.

Consulente criminologa: Laura Pedevilla

 

Sei persone.

Testi. Danza. E una trama musicale impercettibile.

 

Dopo il progetto radiofonico RADIO SCATENATA, che vedeva come protagonisti i detenuti del carcere La Stampa, e dopo lo spettacolo teatrale interattivo PROUST IN PRISON, la Markus Zohner Arts Company, nella sua ricerca teatrale sulla fragilità e sulla fallibilità dell’anima umana, si confronta con una delle domande più essenziali dell’uomo: la colpa.

 

Uno spettacolo che questiona, uno spettacolo che disturba, uno spettacolo che dubita.
Una rappresentazione che è una conseguenza e un’evoluzione dei precedenti lavori della compagnia con i detenuti, con persone che, secondo i parametri della nostra società, sono diventati colpevoli e che dalla stessa sono stati giudicati tali.
Un tema umano enorme che suscita grandi domande: come gestiamo questo fenomeno umano, psicologico, etico e morale davanti a noi stessi, davanti alle persone che ci circondano e di fronte alla società nella quale viviamo?
Esiste una possibilità di liberarci da una colpa?
Sono sufficienti le risposte del sistema giudiziario, le risposte della chiesa, le risposte che diamo a noi stessi, per poter andare avanti in maniera positiva, in maniera umana, in maniera serena?

Quali sono le tue colpe?
A chi il giudizio?
Quanto dobbiamo umiliarci ed essere umiliati per poter essere liberati dalla nostra colpa?

Peer Gynt from Kosovo

National Theater, Prishtina

Directed by Agon Myftari

Actors : Tristan Halilaj, Donike Ahmeti, Shpetim Selmani, Ernest Malazogu

Music composer : Gabriele Marangoni

Stage design : Nicola Minssen

 

“Peer Gynt from Kosovo” was a collaboration between Hessisches Staatstheater Wiesbaden (Germany), Teater De Vill (Stockholm/Sweden) and Qendra Multimedia (Prishtina/Kosovo).

 In »Peer Gynt from Kosovo«, Kosovan author Jeton Neziraj tells the story of a young man, who has spent nearly 20 years of his life legally and illegally in Sweden and Germany. It is a story full of adventure and shocking drama that gives us profound insight into the reality of European migration.

After a successful premiere in Wiesbaden (May 11, 2014) at Hessisches Staatstheater Wiesbaden (Germany) and a tour on the Balkans (Prishtina, Tirana, Skopje, Belgrade, Gjilan, Ferizaj), “Peer Gynt from Kosovo” went to Sweden for a long tour!

„And yet one permanently feels in the audience that this modern Peer Gynt not only wants to tell an authentic story, but a true story that sets an example for all the hope for freedom, happiness and prosperity in the Europe of our days. And the disappointment.“ [Frankfurter Allgemeine Zeitung, Germany] 


“Europe should be a warm embracing place, such as the sheepskin - like fluffy carpet on the theatre stage. As fur balls are thrown around by the 4 actors, Europe is revealed to be a hard place with plenty of prejudice, racism and discrimination. It's in this environment that the refugee Peer Gynt, from Kosovo, tries to survive. Sweden is no better than any other country and the level of stupidity is limitless.
It's a powerful move by the author Jeton Neziraj to use the name of the key character in Henrik Ibsen's poetic drama from 18. He is clearly an inoffensive albeit spineless individual who ''walks away''. A conformist and a dreamer, he is quite the opposite of the uncompromising “Brand,” previously described by Ibsen.
The Peer Gynt of today doesn’t have an easy time as the perpetual refugee crossing paths and hoping to succeed. […] This is without boundaries and sometimes crazily funny as well as incredibly tragic, one after the other. There are borrowings from modern theatre's expressionism; the burlesque, the absurd, realism and comedy. A performance with physical presence that will be remembered for a long time. The theme is as topical as well as hot - unfortunately.” [Linköping, Sweden]

 

“This authentic story, told with a great sincerity, is a reflection on the fates of thousands of young immigrants in Europe who, when faced with a life crisis, often lose contact with the ground underneath their feet and turn to crime to survive.” [Stefan Schletter, dramaturg, Hessisches Staatstheater Wiesbaden, Germany] 
“The play, written by Jeton Neziraj and directed by Robert Jelinek, tells a heart-breaking story that reflects the fate of many young European migrants; who leave their countries in search of fortune and happiness, but instead find hardship and despair.” [Kosovo 2.0, Kosovo] 

Di che cosa tratta questo elemento? Che cosa lo rende interessante? Scrivi una descrizione d'effetto per attirare l'attenzione del tuo pubblico...

a play with four actors and some pigs and some cows and some horses and a prime minister and a milka cow and some local and international inspectors..."

Qendra Multimedia, Prishtina

Written by a Kosovar cynic


Premiere: 26th of September, National Theater of Kosovo

27th of September, National Experimental Theater, Tirana, Albania

 

Directed by: Blerta Neziraj
Actors: Shengyl Ismaili, Adrian Morina, Ernest Malazogu, Shpetim Selmani
Musicians: Art Lokaj (electric guitar) Drin Tashi (drums)
Music: Gabriele Marangoni 
Choreography: Adrienne Hart
Stage design: Petra Veber
Costume design: Vesa Kraja
Light design: Radomir Stamenkovic

THE 'TONY BLAIR' SLAUGHTERHOUSE IN PRISHTINA
After Great Britain's tragicomic exit from the EU, the empty space has to be filled quickly, otherwise the EU might collapse.

Europe has turned its eyes on Kosovo, which unexpectedly finds itself facing an historic opportunity, which it must exploit. But, as always, it comes with a huge challenge. In addition to Kosovo, Serbia also has the chance to enter the EU.

People and animals in Kosovo mobilise to meet the standards that Europe has set as a condition of entry, and to do this better and faster than Serbia.

The basic EU document that is given to the Kosovar authorities is called Kosovo and 3,000 easy regulations on the way to Europe.

The Tony Blair Slaughterhouse in Prishtina, from now onward, must start to sell meat which has been quality-controlled. In their effort to meet this condition, the owners of the slaughterhouse make a Kafkian journey through the state bureaucracy, dealing with officials and bureaucrats who are unhelpful and corrupt. They even have to steal a giraffe from the Skopje zoo for the prime minister of Kosovo to eat on his birthday.

And while some people in the new country naively commit to this new challenge, the Orwellian world of animals mobilises and wants to exploit this political momentum to set out and articulate their demands for more dignified slaughter.

Written by a local cynic, this play is a tragicomic panorama of the current Kosovar and European reality. Kosovo's sincere aspiration to join the EU is confronted on the one hand by confusing and ridiculous European regulations and requirements, and on the other hand, by the ruses of bureaucrats who care only about making things 'look okay on paper'.

Ass. Director: Enkeleda Arifi
Stage manager: Lendita Idrizi
Production ass.: Sophia Sinani
Technical director: Denis Berisha
Light: Mursel Bekteshi, Denis Berisha
Text: Jeton Neziraj

Produced by Qendra Multimedia, Prishtina / www.qendra.org 
Contact: info@qendra.org

Financed by: 
Olof Palme International Center, Culture for All – phase III, Ministry of Culture of the Republic of Kosovo

Qendra Multimedia by the European Union Office in Kosovo

The demolition of the Eiffel Tower

By Jeton Neziraj
Directed by: Blerta Neziraj

Music composer: Gabriele Marangoni 

 

Actors: Adrian Morina, Ernest Malazogu, Shengyl Ismaili, Armend Ismajli
Choreographers: Violeta Vitanova and Stanislav Genadiev
Puppets and shadows: Clément Peretjatko

Stage and light designer: Nico de Rooij 
Costume designer: Marija Papucevska
Dramaturg: Borka Pavićević

 

Executive producer: Jeton Neziraj 

Production ass.: Johanna von Lenthe 
Ass. costume designer: Marta Trendafilova
Tour coordinator: Ernest Zymberi
Stage technician: Skender Latifi

Produced by: Qendra Multimedia (Prishtina)
In cooperation with: Center for Cultural Decontamination (Belgarde), Pushkunst / indipendent art platform (Milano), Compagnie Collapse (Lyon), National Theater of Kosovo (Prishtina).

 

In a contemporary urban landscape, we follow the weird story of a European, who is kidnapped by two Islamic terrorists because he insists on removing burkas from the heads of Muslim women in Paris. Meanwhile, as if in a fairy tale from the past, in a parallel story, an Ottoman soldier is ordered by the Sultan to distribute burkas to recently- converted Balkan women. The Demolition of the Eiffel Tower is an alternative to the mainstream media’s fixation on the burka; the play opens discourse on the most substantive issue – to know and understand the drama of the other.


This play, has a gruesome love story at its core and contains fairy tale-esque aspects. The political satire is juxtaposed with various poetic motifs. Jose is a descendant of Orpheus; he also loses his woman by looking at her. A ghostlike figure named “Young Osman” wanders through Aisha’s dreams – one of 19th century Ottoman sultan Abdul Hamid II’s soldiers, whose mission is to veil the women of Europe." 
(Wolfgang Kralicek, theater critic, Vienna)

Il diario di Eva

Teatro X, Lugano

LONGLAKE FESTIVAL 29 giugno 2016, ore 20.30

TEATRO FOCE, Lugano.

traduzione e rielaborazione PATRIZIA BARBUIANI

composizione musicale ed esecuzione dal vivo GABRIELE MARANGONI

produzione TEATROX

Il diario di Eva scritto da Mark Twain è un racconto ironico, pungente e poetico.

La storia, narrata in prima persona da Eva nei giorni della creazione del mondo, ripercorre attraverso i suoi appunti la sua crescita e le sue scoperte giornaliere. Eva è una figura soave, curiosa, ciarliera, romantica, intraprendente, “nomina“ le cose e gli animali, „inventa“ il fuoco e l’amore, dà la parola ad Adamo, figura presente e silenziosa, gli crea attorno il Paradiso terrestre, fantastica su di lui e sulla fine di un sogno. Attraverso l’incontro con Adamo scopre nuove emozioni, la solitudine, il dolore, il disincanto per la perdita del Paradiso sacrificato per amore e senza rimpianto.

L’Eden e la figura di Eva, precorritrice dell’umanità, proposti con sarcasmo e saggezza dal grande scrittore americano Mark Twain.

War in times of love

Qendra Multimedia, Prishtina

Written by: Jeton Neziraj

Directed by: Blerta Neziraj

Actors: Aurita Agushi, Shengyl Ismaili, Shkelzen Veseli, Albulena Kryeziu, Molikë Maxhuni

Choreography: Adrienne Hart

Music: Gabriele Marangoni

Stage and Costumes: Igor Vasiljev, Isidora Spasic

Produced by: Qendra Multimedia (Pristina, Kosovo)

Stage manager: Lendita Idrizi

Production assistant: Elisabeth Wiegner

Technical Director: Denis Berisha

 

Gabriele Marangoni was invited to Prishtina, Kosovo in 2015 to work in collaboration with the QENDRA MULTIMEDIA director Blerta Neziraj. ‘War in Times of Love’ is a tragic comedy written by Jeton Neziraj and the production premiered at the National Theatre of Kosovo on the 5th May 2015.

 

After three successful international plays, Blerta Neziraj, the young director from Kosovo, brings another provocative play to the public, with songs and dance, in which 5 talented actors tell, warts and all, their small stories, both tragic and comic, but above all, the stories of women in a beauty salon (and what does it matter that these stories were written by a man!!).

 

“These four women perform depilation and other forms of cosmetic torture whilst chatting about their love lives. In the metaphorical use of the beauty salon, allied to this world of make-believe, beautifying often has to do with dissimulation – to oneself and to others – in order to make this post-war period both possible and bearable. And behind a rather provocative title – which has something of the oxymoron about it – reversing, so to speak, the ingredients of an explosive cocktail, the play reflects with both humour and imagination the break-up of ex-Yugoslavia.” – Gilles Boulan, Le Billet des Auteurs de Théâtre (Paris)

“The Old Lady, who has no one left to listen to her, inevitably resemble those verses of Martin Niemöller at the time of the consolidation of National Socialism in Germany, in which he recounted how the Nazis first took the Jews, then the communists, and then the trade unionists, but he didn’t object as he was neither Jewish, nor communist, nor a unionist. But, when the Nazis came to take him as well, there was no one left to listen or react. Was it not so? Since the early nineties, we kept Niemöller’s poem on the walls of our rooms and offices, as a reminder of the disasters that can happen, and then all that hardship, disaster, war, violence followed and we passed through all this and today we are here and again, in the context of today’s circumstances and events, we are quoting verses of this poem. […] Now that “peace has happened,” everywhere around us we see beauty salons where conversations about nails and haircuts occur, and where “beauties of the night” are “produced,” which are revealed in the morning. In all our cities, the biggest production is beautification and this is a result of the dominance of trade in relation to production. In our cities, the foreigner sees progress and democracy only on the basis of how many boutiques are open, selling global brands; international companies with their names misspelled in English; they see good cuisine, restaurants, cafes, entertainment…” – Borka Pavićevič, theatre critic (Belgrade)

Giulietta & Romeo & Juliet

Teatro X, Lugano

Opus teatrale e musicale da Ovidio a Shakespeare

Realizzato per la Markus Zohner Theater Compagnie di Lugano, creazione, intrepretazione e regia Patrizia Barbuiani, composizione e musica dal vivo Gabriele Marangoni

 

La vicenda di questo amore infelice, ostacolato dalle famiglie, ha radici affini in tutto il mondo e la sua comparsa si perde nella notte dei tempi. Resa celebre dal grande drammaturgo inglese William Shakespeare questa storia è nata in tempi lontani ed è stata tramandata nelle sue varie sfaccettature dapprima in modo orale fino a fondersi con differenti soggetti e sfumature in scritti di differenti autori.

Attraverso un approfondimento sui testi che hanno preceduto l‘opera di Shakespeare lo spettacolo parte dalla vicenda di Piramo e Tisbe tratteggiata da Ovidio (43 a.C-18 d.C.), passa dpoi attraverso la novella di Ganozza e Mariotto di Masuccio Guardati detto il Salernitano (1476), quindi nella definitiva stesura della novella „Giulietta e Romeo“ ambientata a Verona da Luigi da Porto (1530), inframezzata dallatraduzione  in francese di Pierre Boaistuau (1559), e a quella in glese del poema narrativo di Arthur Brooke (1562), fonte diretta del Bardo di Stratford, che ne ha tracciato uno dei suoi drammi più interpretato ancora tutt‘oggi, Romeo and Juliet.

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