diffraction#1

postdramatic musical performance

Marangoni ha composto un poeticissimo e straneante paesaggio sonoro

che sfrutta tutte le sue potenzialità di racconto non lineare e non convenzionale

del teatro postdrammatico per tradurre in suoni, gesti e azioni tecnologicamente mediati,

le tensioni e le inquietudini metropolitane. 

A.M.Monteverdi, Cosmotaxi.it

 

Un esperimento coraggioso, senza paracadute, un teatro politico–musicale.

Ce n’eravamo già accorti fin dalla residenza artistica ad Armunia – Dimore d’autunno

assistendo alla prova aperta, che questo progetto aveva spessore e risonanza,

riconoscibile nella sua originalità, perché affonda nelle solide radici di un filone i

nternazionale di ricerca del secondo Novecento: quello della sperimentazione

musicale da Varèse a John Cage fino a Luigi Nono e Luciano Berio. 

Gabriele Marangoni da dieci anni compone le musiche dei lavori drammaturgici di

Jeton Neziraj in Kosovo, e questi ora ha scritto il libretto per Diffraction che

narra della rana Fito che fugge dal suo stagno circostanziato e rassicurante

(una sorta di hortus conclusus) e si ritrova in un luogo maledetto e corrotto,

deve percorre le vie che fanno rima sia con la ri-che con la in-voluzione.

Insomma qui si tratta contemporaneamente di una drammaturgia sonora

fatta da un compositore col suo ensemble musicale e vocale,

e di una scrittura metaforica sul Potere che toglie la voce.  

Renzia D’Incà, Palcoscenico.it

Ideazione e composizione : Gabriele Marangoni. Testo : Jeton Neziraj. Consulenza critica : Anna Maria Monteverdi. Direttore : Dario Garegnani. Soprano : Federica Napoletani.

Viola : Susanna Tognella. Fisarmonica : Ylenia Volpe. Percussioni :Komugi Matsukawa. Regia suono e luci : Dargo Raimondi. Coordinamento : Lendita Idrizi.

Collaboratore tecnico : Denis Berisha. Produzione : Qendra Multimedia.

Con il supporto di : Armunia, City of Prishtina, Olof Palme International Center

PRIMA ASSOLUTA : 13 NOVEMBRE  2014 - ODA THEATER, PRISHTINA - KOSOVO

14 NOVEMBRE 2014 - ADRIANA THEATER, FERIZAJ - KOSOVO

15 NOVEMBRE 2014 - CITY THEATER, PEJA - KOSOVO

19 NOVEMBRE 2014 - TEATRO SANT'ANDREA, PISA - ITALIA

1 LUGLIO 2015 - INEQUILIBRIO FESTIVAL, CASTIGLIONCELLO - ITALIA

Accadono eventi che creano il reset della concezione e della posizione dell’uomo, arrivano e cadono sulle teste, hanno la prima impronta drammatica e feroce.Le dinamiche del sistema vengono scardinate, allora l’uomo cambia, cambia la percezione e la reazione.

L’aria diventa pian piano più inquinata, il rumore conduce al nuovo e l’uomo accelera, non sa verso dove ma devia.

diffraction # 1 è il primo capitolo di una serie di indagini e distillazioni creative che partono dal concetto ispirativo di deviazione e mutamento e che hanno come oggetto l’analisi di particolari condizioni sociali e situazioni storiche che portano nella vita degli esseri umani coinvolti il fenomeno e la necessità di cambiamento e di deviazione.

Studio ed osservazioni che conducono ad un’ espressione artistica performativa che utilizza una pluralità di linguaggi, suono, rumore, testo, azione senza gerarchie.

Diffraction#1 - Gabriele Marangoni

Trailer + video extract 1

Diffraction#1 - Gabriele Marangoni

Trailer + video extract 2

Ascolta l'intervista a Gabriele Marangoni su Diffraction# 1 

Realizzata nel settembre 2014 in occasione della Residenza Artistica presso la Fondazione Armunia

Intervista - Gabriele Marangoni
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La musica in questo ambizioso progetto di drammaturgia sonora ha un potenziale espressivo che pur impiantandosi in un testo letterario, ne travalica il senso e oltrepassa disarticolandola, persino la parola con cui tale testo si esprime. Il paesaggio sonoro è un brulicare di percussioni e rumori quasi perforanti, laceranti e un fiume ininterrotto di frasi e fonemi cantati sui toni alti come un convulso gracidìo che spezza l’unità semantica del testo, salvaguardandone però la sostanza che sta oltre la superficie piatta delle parole, per arrivare esattamente a quello che Varèse chiamava “massa sonora” e “suono organizzato”.
Per quanto la “parabola politica” del testo teatrale scritto per l’occasione da Neziraj -che racconta della rana Fito che fugge dal tranquillo stagno blu alla ricerca dell’amata Emma ma trova solo corruzione, violenza e persecuzione morendo e risorgendo continuamente fino a tornare, sconfitto con lingua tagliata e impossibilitato ad agire e amare- abbia già una forma drammaturgica spezzata, ovvero interrotta da inserti di cori e considerazioni del narratore o appelli al pubblico (gli “aparte” secondo l’ottima distinzione di Concetta D’Angeli), la musica non fa che “deterritorializzarla” continuamente (citando il Deleuze-Guattari di Mille piani) . 

Il demone che la rana Fito sente dentro di sé, ovvero il desiderio di uscire dai limiti delle proprie enclavi interiori o concrete, esplorando tutte le facce della propria libertà, lo condurrà verso il buio, il silenzio, il grido inarticolato, l’ammutolimento. Nel suo viaggio, che lo farà però approdare nella città corrotta che per molti aspetti ricorda quella di Mahagonny simbolo della degenerazione della società, della falsità del sistema capitalista nell’idea di Brecht-Weil si nasconde il valore irrinunciabile della ricerca di un “senso” alle faccende umane.

 I disturbi, il noise elettronico, gli inediti acuti, i sibili, i sussurrati prolungati si configurano come tentativo estremo di sonorizzare la lingua, di far risuonare la voce umana tra pause infinite ed echi remoti, liberandone il senso e la sua materialità dolorosa.

 

 

 

Questa operazione permette all’ascoltatore attento di entrare per un momento in quel contesto fatto appunto di “diffrazioni” che nelle intenzioni del compositore Gabriele Marangoni è il Kosovo, il più giovane Stato d’Europa ricco di contraddizioni e di problematiche sociali e politiche e nella sua condizione attuale di “instabilità controllata”. Può la guerra essere una diffrazione? Può esserlo la vita quotidiana a Pristina dove a pochi metri dalla via principale risorta grazie a aiuti europei rimangono tracce indelebili di distruzione e povertà? Può la musica rappresentare questa inquietudine e al tempo stesso questo ostacolo dove ogni spiraglio-ambizione- utopia si blocca per subire una tragica deviazione? Questo muro è a Gaza o a Mitrovica. Questo muro è indifferentemente la corruzione delle istituzioni e il rumore assordante del capitalismo americano.

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diffraction#1

postdramatic musical performance